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L'analisi di E.G.Boring con Hanns Sachs |
19:12 - 28 Gennaio 2005 |
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| Freudismo e psicologia sperimentale |
FREUDISMO E PSICOLOGIA SPERIMENTALE:
L'ANALISI DI E. G. BORING CON HANNS SACHS
Poiché non credo possibile parlare di storia delle paure senza parlare di paura dello storico, riferirò su un caso che mostra questa paura per poi trarne alcune ipotesi di metodo.
Il caso cui mi riferisco é quello di Edwin Garrigues Boring, psicologo e storico della psicologia, docente ad Harvard dal 1922 al 1968, noto soprattutto come autore di una History of Experimental Psychology edita nel 1929 e riedita nel 1950; un testo essenziale per il costituirsi della credenza nell'esistenza di una psicologia sperimentale intesa come scienza posta in essere da Wundt nel 1879 e fondata sull'uso dei metodi di laboratorio nello studio del soggetto umano, la quale avrebbe segnato con il suo avvento «la fine del lungo sviluppo del pensiero filosofico sull'uomo» e se ne sarebbe resa autonoma.(1)
Costui, subito dopo aver pubblicato nel 1939 la prima edizione della sua History, cadde in una crisi che lo spinse a chiedere una terapia all'analista freudiano Hanns Sachs.
Che cosa esprimeva questa crisi?
Nella propria autobiografia, parlando dello studio dell'ingegneria elettronica al quale si era dedicato prima di volgersi alla psicologia, Boring scrive:
«Che cosa mi spinse verso l'ingegneria? L'azione a distanza. Quando ero piccolo, avevo scoperto l'elettricità per mezzo di una pila, di un campanello elettrico e di un po' di filo. Mi sembrava meraviglioso poter suonare il campanello a volontà stando lontano all'altro capo del filo (...).Il magnetismo mi sembrava altrettanto meraviglioso (...). Cominciai a giocare con motori e macchine elettriche. Dovetti poi prepararmi a guadagnare qualcosa da vivere (...), perciò, capendo ben poco di quello che facevo, scelsi ingegneria elettronica» (2).
Borino si riferisce nuovamente al magnetismo per spiegare l'inconsueto passaggio dagli studi di ingegneria a quelli di psicologia come conseguenza del fascino esercitato su di lui dalla figura di Titchner, uno psicologo sperimentale che concluse la propria carriera dedicandosi allo studio della lingua araba ed alla numismatica:
«Cominciai a frequentare le sue (di Titchner) lezioni nel 1905 (...). Non potrei esagerare il magnetismo dell'oratore (...) allora ero studente di ingegneria e fu il ricordo di quelle lezioni che mi determinò a passare alla psicologia. » (3)
Azione a distanza, elettricità, magnetismo. Tre termini che dobbiamo, più che interpretare, accogliere nel loro significato vago di rinvio a un mondo indeterminato fatto di realtà animate invisibili, perseguite e/o temute, scambiate in un rapporto.
Boring si rivolse alla psicologia per attivare in sé una favilla di tale mondo; per farsi, come in seguito si espresse con disarmante ingenuità, una «personalità che gli piacesse»(4), «un' identità creativa»(5).
Se confrontiamo quest’attesa maturata nel 1905 con l'identità di storico della psicologia che egli si fece nel 1929 e che ne rappresenta la massima realizzazione, individuiamo un primo significato della crisi del 1930.
Rispetto all'attesa maturata nel 1905, tale identità doveva sembrare poca cosa a Boring non solo in termini di «azione a distanza», e cioé di obbligare altri a riconoscerlo e di influenze esercitate, ma anche per la dichiarata consapevolezza delle «dissonanze» interne al prodotto che la rendeva possibile, e cioé alla History; consistenti, se non altro, nell'aver fondato la genesi della psicologia come scienza autonoma dalla filosofia su una scoperta intesa idealisticamente come atto di un eroe, e nell'aver retrodatata al 1879 tale genesi la cui nozione era stata proprio la History a porre di fatto in essere, su tale presupposto, nel 1929.(6)
Questa spiegazione della crisi é corretta ma parziale. Una rilettura del brano citato per ultimo permette di approfondire il discorso.
Quel brano, infatti, non dice solo che il passaggio dall'ingegneria alla psicologia era suggerito da un generico interesse per il magnetismo; ma anche che la prospettiva di poter soddisfare tale interesse, la quale determinò il passaggio, era legata a una concreta figura umana. Boring non fu cioé attratto dall'interesse per il magnetismo in genere, ma dalla personalità «magnetica» di Titchner che gli prometteva la possibilità di realizzarlo.
La scrittura della History va intesa in base a questa premessa e come sviluppo di essa nel contesto di rapporto da essa definito. Scriverà Boring :
«Titchner una volta mi disse: scegli un campo nel quale diventare il massimo esperto esistente. Fu così che scelsi la storia della psicologia (...) e giunsi abbastanza vicino ad esserne uno dei massimi esperti, almeno in America».(7)
La scrittura della History si configura quindi come esecuzione di un compito suggerito dalla «personalità magnetica» di Titchner; e proprio questo permette di individuare un significato della crisi meno generico del bisogno di acquisire «un'identità creativa che gli piacesse» e più intimo della semplice coscienza intellettuale di avere realizzato l'identità che aveva, quella di storico, ponendo in essere un falso.
In un lavoro sul tema del plagio nei rapporti tra scienziati, Boring contrappone alla figura dell'eroe, dello scopritore o fondatore, o di chi é presentato per tale, quella dello
«storico sciocco [cui] é lasciato il compito di scoprire e ripetere il fatto che fu De Moivre a scoprire la legge di Gauss e Charles Bell a scoprire la dottrina dell'energia specifica delle fibre nervose attribuita a Muller. » (8)
Il testo in cui il passo figura é scritto a ridosso della History e il passo stesso va inteso come un commento ad essa. La formula dello «storico sciocco» comprende pertanto un’autocitazione e possiamo scorgervi una sintesi delle ragioni della crisi. Al tempo stesso, essa si definisce in rapporto a un altro termine di una coppia nel quale, al di là dei riferimenti impersonali, riconosciamo Titchner, il detentore di un'«identità creativa», il «grande uomo» l'«eroe»(9) della vita del nostro.
La crisi, dunque, esprime e porta a coscienza il nodo di un rapporto non risolto: il rapporto con quanto sintetizzabile nella formula del «magnetismo» di Titchner.
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