Bollicine di Gennaio 2012
Al mattino, ricordare i sogni, lasciarli ricomparire, è come sognare di nuovo.
Credo che, quando annoto un mio sogno con il PC, risulta in parte diverso da come sarebbe risultato se lo avessi annotato a mano, e viceversa.
Quando scrivo usando penna e carta, mi sembra di stare più raccolto, più dentro di me, di avere un rapporto più intimo e immediato con ciò cui cerco di dare una forma. Quando uso il PC, è come se tra me e ciò cui cerco di dare forma si stabilisse una distanza pari a quella che la mano deve percorrere per battere sulla tastiera e perciò maggiore di quella che si stabilisce tra la carta e la mano che impugna la penna.
Quando vedo scorrere la penna lungo una linea discontinua i cui segmenti si compongono in modo da dire significativamente, penso a quanto poco ci vorrebbe a che quei segmenti si scomponessero e fluttuassero in un vuoto di significato. Una sorta di pressione atmosferica, la pressione di una mia volontà di intendere e significare, lo impedisce, li costringe a rinunciare a quella libertà. Tuttavia sembra un miracolo che ciò accada; resta che, in ogni istante, quella costrizione potrebbe venire meno ed essi fluttuare nel vuoto, liberi e assurdi.
L’eiaculazione precoce non consegue tanto alla negazione della realtà della donna con cui si ha rapporto quanto alla negazione della propria immagine femminile interna, perché questa negazione è la condizione e il presupposto di quella: per dirla con l’ultimo ...
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