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In questo viraggio dalla coerenza al carisma va riconosciuto un importante significato. La parola “carisma” non è infatti qui usata in senso svalutativo e non può esserle se non impropriamente attribuito di voler riproporre i fraintendimenti di prima della riuscita. Essa indica solo una delle forme storicamente accertate della convalida di un messaggio e della cura ad esso legata. Certo, tale forma può suscitare più perplessità di altre, può sembrare altra cosa rispetto alla teoria che vuole convalidare, e presenta un'oggettiva debolezza legata ai problemi della sua partecipazione e trasmissione: come già sapevano gli antichi storici e filosofi della storia, essa dà inizio a una ciclicità il progetto del cui superamento segna il principio stesso del pensiero moderno sull'uomo e sul suo «stare bene». Ma, appunto,v'è comunque in quel viraggio un importante significato che non è solo quello della scelta complessa e sofferta di perdere un presente per esistere in un futuro in cui sarà possibile esistere, come scendere nelle catacombe, forse è solo un breve soggiorno, poi si vedrà; ma quello del pensiero che per battere il costruttivismo sia necessario un altro e più forte costruttivismo in un capovolgimento della favola di Frankestein .
Se è così, le attribuzioni improprie, nel rivelarsi come mero ingrediente del grande fattore terapeutico del nuovo racconto storico, perdono ogni riferimento, oltre che ogni rispetto, personale. Al pari degli altri elementi ripetitivi sopra descritti che rientrano nella costruzione del racconto e nel passaggio dalla logica della coerenza a quella del carisma, possono essere comprese come fattori terapeutici collaterali di una malattia inedita. Anzi, soffermarsi su di esse e porre il problema della coerenza può esprimere un'alleanza di fatto con il negativismo del costruttivismo della ragione; perché ciò che è essenziale sarebbe in questo momento avere fiducia e dedizione totale verso quanto comunque si oppone alla prospettata assenza della teoria che dice di un Anders né animale né spirituale.
Per contro si può pensare che la guarigione dalla malattia contratta nel passaggio del secolo, la soluzione del problema del poi ottenuta affidando la dimostrazione della novità e validità della teoria e della sanità dell'interprete non più alla logica della coerenza, ma a quella del carisma, incrementi la ripetitività e diminuisca la forza di opposizione della teoria della nascita al processo di universalizzazione del noto; più specificamente, potrebbe verificarsi qui un altro caso di quel pericolo che sorge dalle stesse difese adottate, di quella malattia, nota come iatrogena, che sorge dalla cura e aggiunge al problema quello della soluzione datagli. E' comunque una resa nella decisiva scommessa che fosse possibile dimostrare la novità della teoria ricavando dalla teoria stessa, se non una garanzia, una gestione del suo futuro.
Quale di questi due pensieri sia giusto sembra però a me che nessuno, né l'interprete né l'esegeta, possano dire; né chi costruisce una data forma di opposizione alla prospettata assenza dell'opposizione all'assenza, né chi non intende compiere, o è troppo pigro per farlo, il salto logico ed emotivo che porta alla semplicità dell'amare quella costruzione e deve limitarsi a considerarla, possono sapere. La parola resta alla storia che non è alcun racconto, che sfugge sempre al racconto, e all'esito incerto della prova, oggi massima, cui si sottopone nel tempo il suo inizio, la comparsa del valore dell'Anders dell'immagine umana che rende nulla il nulla.
settembre 2002-novembre 2003 - Luigi Antonello Armando
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