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8. Una malattia

Si è detto che quel racconto compare dopo il 1999, tra il 2000 e il 2003, anche se ve ne sono accenni già nel 1997, e ciò è confermato dal fatto che prima non c'era, anzi ve n'era un altro.
Che sia così risulta anzitutto dal confronto del modo di affermare la novità e validità della teoria successivo al 1997 con quello di vent'anni prima.
Diversamente da quanto fanno queste considerazioni, quanto veniva obiettato vent'anni or sono era la ripetitività della teoria stessa e non di qualcosa comparso nel corso della sua proposizione, non un viraggio verso posizioni poco compatibili con le sue premesse. Si sosteneva che essa fosse un'ennesima metapsicologia, o metafisica, un'ennesima pretesa di dire una «Verità vera». A ciò fu risposto che era possibile sostenere questo perché si omettevano le pagine successive a quelle iniziali del primo dei tre libri che allora la proponevano; nessun accenno, per asserire la novità, a costruire un racconto che componesse in un'epifania del dato «misterioso» della sanità vicende a quel tempo in parte ancora da venire.
Non per ciò l'interesse per la storia non esisteva prima dell'ultima parte degli “Incontri” e prima del 1997; esisteva, ma in forma diversa.
Prima di allora esso si era manifestato nel tentativo di dare una tradizione alla teoria, per andare subito oltre esprimendosi nella soppressione dei segni di quel tentativo e capovolgendosi nella storiografia del “nonostante”, che però non è ancora una storiografia antistoricista della solitudine né un racconto preminente rispetto alla teoria; vi fu inoltre un tempo in cui episodi come quello dello scontro con la Società di psicoanalisi o dell'espulsione non furono raccontati come stazioni della via crucis della solitudine. Ripercorrere i modi di raccontare le vicende dell'Analisi collettiva permette dunque di storicizzare il racconto dell'ultima parte degli “Incontri” e di riconoscere che esso compare tra il 1997 e il 2003 come revisione di altri racconti o accentuazione di una tendenza forse riscontrabile in alcuni di essi, ma prima di allora contenuta e indecisa. Preziose indicazioni sui motivi di questa revisione stanno nella presentazione dell'aprile del 2003 della seconda edizione degli atti dell'incontro del 1997 che considero come un postscriptum all'intero ciclo di “Incontri” del 1997-2003 e come la loro ad oggi ultimissima parte.
Essa inizia dichiarando che i sei anni che la precedono hanno un particolare significato perché vi «sono accadute molte cose» e ne indica subito tre: i discorsi sulla riforma della legge 180» con l'«evidenziazione di un'assenza di teoria» alla base di tale legge; i contributi degli “Incontri” alla nosografia psichiatrica; e una «precisazione della storia dell'Analisi collettiva».
Subito dopo però il postscriptum indica come ancora più importanti altre due cose accadute nei suddetti sei anni: la «riuscita», ovvero il riconoscimento della «validità» della teoria, e la «guarigione» dell'Analisi collettiva.
Circa la prima esso ne stabilisce subito appresso il momento e la ragione affermando che la riuscita appartiene all'inizio del periodo 1997-2003 ed è stata determinata da una delle tre cose che ha già menzionate accadute in quel periodo, ovvero dai discorsi che evidenziano il fallimento della legge Basaglia.
E' possibile riconoscere tra le righe del postscriptum la taciuta consapevolezza di altre due cose che, se non hanno certo determinato la riuscita nel suddetto periodo, hanno contribuito a rendere presenti nel 1997 circostanze e avvenimenti verificatisi più o meno subito prima di quell'anno indispensabili a comprendere perché è stato possibile situarla in esso ed a misurarla: un convegno del 1996 i cui Atti uscirono appunto nel 1997 che, nel fare di Istinto di morte e conoscenza un «classico», aveva significato un riconoscimento della teoria da parte della cultura che l'aveva avversata per venticinque anni; e le più di cinquecento pagine che illustravano il senso ampio di quel riconoscimento mostrando come esso avesse per sfondo il crollo delle grandi ideologie del Novecento dalle quali «giornalisti e uomini di cultura» avevano tratto gli argomenti per impedirlo.
Come ho accennato, il postscriptum non parla solo di riuscita della teoria all'inizio del periodo 1997-2003, ma anche di guarigione dell'Analisi collettiva alla conclusione dello stesso; e a proposito di questa guarigione va stabilito perché è situata in quel periodo, cosa determina il passaggio dalla riuscita della teoria ad essa e in che essa consiste. Le cose che il postscriptum dà per accadute nel periodo 1997-2003 non sono solo quelle fin qui riconosciute. Quanto esso designa come «guarigione dell'Analisi collettiva» ne comprende altre due: una che nomina espressamente, e che è una cura; ed un'altra, una malattia, che non nomina ma che necessariamente presuppone, perché altrimenti non potrebbe parlare né di cura né di guarigione. Dunque, per comprendere la guarigione bisogna chiedersi quando questa malattia è iniziata e quale noxa l'abbia indotta.



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