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4. La legittimazione delle attribuzioni improprie come interpretazioni e la sanità dell'interprete

Un'altro tentativo di vanificare il dubbio sulla coerenza sta nel sostenere non che le attribuzioni improprie sono irrilevanti alla luce dell'interpretazione di una data intenzione, ma che sono interpretazioni esse stesse. Ad esempio, qualsiasi cosa abbia scritto, avrei davvero sostenuto l'identità di percezione delirante e annullamento o la dipendenza della scoperta della nascita dal freudismo. Affermarlo non sarebbe un'improprietà, ma un'interpretazione che coglie il latente dello scritto; e il non rendermi io conto di averlo sostenuto o la difficoltà a riconoscerlo una volta interpretato andrebbero a loro volta interpretati come sintomi di un difetto di comprensione.
Anche questo tentativo sembra però fallire perché non rispetta la seconda condizione che legittima l'interpretazione psicoterapeutica e implica la situazione, opposta alla precedente ma del pari invalidante, di un'estensione del “setting” oltre ogni convenuto e convenibile limite di spazio e tempo abolendo la separazione tra cura e ricerca. Prima di concludere così, bisogna però chiedersi se quelle che si presentano come attribuzioni improprie, e che non possono essere dette interpretazioni psicoterapeutiche alla luce di una definizione del setting come campo di attività definito da una convenzione e separato dai campi della ricerca e della formazione, possano invece essere dette tali alla luce di una definizione dello stesso conforme alla teoria della nascita e alla realtà dell'Analisi collettiva.
Questa definizione sta in un testo del 1984: quanto rende nuova l'Analisi collettiva è il suo fondarsi su una teoria che permette di non costringere il rapporto psicoterapeutico in un limite spazio temporale e di superare la scissione tra cura formazione e ricerca ammettendo come unica legittimazione dell'interpretazione la capacità dell'interprete di orientarsi sulla base della propria sensazione rispetto a quanto comunque comunicatogli.
Concludere in base a ciò che le attribuzioni improprie sono interpretazioni sarebbe però tanto affrettato quanto lo sarebbe stato concludere poco prima in senso contrario: la concezione del setting ora illustrata che permetterebbe di farlo presenta infatti difficili implicazioni.
Il superamento della scissione tra cura formazione e ricerca va compreso sullo sfondo del suo significato storico. Contrariamente a quanto affermato, il problema del rapporto tra quei campi era stato posto ben prima dell'inizio dell'Analisi collettiva. Il freudismo aveva ritenuto di risolverlo separandoli nettamente, ma con ciò non faceva altro che svolgere la storia dell'affermarsi del razionalismo come via di uscita da uno stato umano di minorità in cui la percezione delle cose e la distinzione delle situazioni erano vaghe e dominate dalla mentalità religiosa; via che passa per il determinismo cartesiano, l'illuminismo francese, l'idealismo kantiano e la teorizzazione da parte di quest'ultimo della necessità di scindere cura formazione e ricerca confinandole ciascuna in un suo spazio: Ospedale, Università, Accademia.
E' chiaro dunque il significato storico del superamento della scissione; ma esso rende anche chiaro che tale superamento comporta il rischio del ritorno di fenomeni che quella scissione aveva voluto risolvere: è vero che «per uscire dall'ideologia religiosa (…) si cade nel pensiero razionale», ma è anche vero che, per uscire dall'impotenza di questo pensiero rispetto al mondo mentale, si rischia di ricadere in tale ideologia; il superamento della scissione porta con sè il rischio della ripetizione del passato religioso rispetto al quale il razionalismo, attivando quella scissione, aveva realizzato un progresso.
Quel passato comprendeva i due fenomeni opposti e congiunti del visionarismo millenaristico spontaneo e popolare e del visionarismo conservativo organizzato e colto; e fenomeni analoghi a questi sono comparsi nell'Analisi collettiva proprio per il suo superamento della separazione tra cura formazione e ricerca e per la sua estensione del setting.
La comparsa in quell'Analisi di un analogo del visionarismo millenaristico è stata favorita dalla sua prossimità temporale con il movimento del '68. Quell'Analisi è stata infatti l'unico approdo non regressivo per quanti avevano vissuto la delusione di quel movimento; ma, nell'accoglierli prospettando la cura di quel vissuto, essa si trovava a dover affrontare le loro istanze visionarie e a respingere il loro fraintendimento secondo cui la cura sarebbe consistita nel permettere a quelle istanze di esprimersi con più efficacia.



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