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Ciò che permette di attingere a questi dati è il situarsi delle proposizioni investite dalle attribuzioni improprie nella complessa situazione di rapporto dell'Analisi collettiva. In questa concorrono infatti dati coscienti, comportamentali e inconsci, ovvero relativi al pensare, fare e curarsi. Nella fattispecie, oltre alle cose scritte e ai comportamenti tenuti, è noto che ho partecipato a lungo ai Seminari che si svolgono nell'ambito di quell'Analisi, nei quali il mio critico funge da interprete; e i dati che proverebbero l'esistenza dell'intenzione evitando l'incremento delle attribuzioni improprie sarebbero appunto le cose ivi dette, i sogni ivi raccontati e i riferimenti fatti a me nelle cose dette e nei sogni raccontati da altri, o, più esattamente, sarebbero le interpretazioni di quelle cose e di quei sogni.
Non entrerò nel merito di queste interpretazioni né le contesterò; anzi do per scontato che siano valide e mi limito a dire qualcosa su ciò che accade quando vengono usate per stabilire l'irrilevanza delle attribuzioni improprie.
Anzitutto va chiarito che esse sono diverse da quelle del lettore, o dell'esegeta, o del critico di testi o documenti storici in senso lato; sono interpretazioni che un tempo erano dette “psicoanalitiche” ed oggi “psicoterapeutiche” e si distinguono dalle altre perché costruiscono il senso prescindendo dal dato, anzi spesso contro la sua evidenza.
Ciò fa chiedere da cosa siano legittimate, posto che non lo sono dal dato; e la risposta è che lo sono dal “setting”, ovvero dalla situazione di rapporto in cui vengono fornite resa specifica da una caratteristica sostenuta da due condizioni.
La caratteristica è la totale dipendenza di chi riceve le interpretazioni da chi le fornisce, per cui il primo non può che accettarle anche se ritiene non solo che sono contrarie ai dati ma che li costruiscono; deve infatti considerare la difficoltà ad accettarle come resistenza, perché altrimenti perderebbe un rapporto che ha cercato e che gli è al momento irrinunciabile.
In quanto alle due condizioni che sostengono questa caratteristica, la prima è quella formazione e quella personale realtà di sanità che consentono all'interprete di orientarsi sulla base elettiva della propria sensazione o reazione alle comunicazioni fattegli nel setting; la seconda è che tale caratteristica, ove questa condizione è attiva, è limitata a uno spazio e a un tempo definiti convenuti da coloro che la instaurano prima e fuori di essa. Le interpretazioni date nel setting dell'Analisi collettiva, e cioè nei Seminari, sono senz'altro legittime in base ad ambedue queste condizioni; ma il loro uso per affermare l'irrilevanza delle attribuzioni improprie non rispetta la seconda. Esso travalica i limiti di spazio e tempo caratterizzanti la situazione che legittima l'interpretazione: accade che un'interpretazione legittima in uno spazio e tempo definiti sia fatta valere oltre di essi da chi la fornisce, in uno spazio e un tempo propri della ricerca e del libero confronto di opinioni e nei quali non solo il suo uso è illegittimo, ma essa non esiste neppure, stando alla definizione, come interpretazione.
Quelle interpretazioni non certificano dunque l'esistenza di un'intenzione che renderebbe irrilevanti le attribuzioni improprie ristabilendo la coerenza.



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