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3. Il tentativo di presentare le attribuzioni improprie come critiche o come irrilevanti

Si è cercato di presentare le suddette attribuzioni come critiche adducendo prove del fatto che avrei effettivamente sostenuto quanto attribuitomi. Gli scritti del 2000 e 2001 adducono come prova che avrei confuso percezione delirante e annullamento la frase dell'“Introduzione” del 1989 già riportata alla nota 5:

Il nulla con cui qui ci si confronta è quello fatto dalla percezione delirante al suo proporsi in una sorta di forma pura ed estrema che, senza sottilizzare oltre, possiamo considerare rappresentata nel paziente del gruppo insulina”.

L'impostazione e lo svolgimento del lavoro in cui stanno queste parole impediscono di addurle come prova che la critica rivoltami non presupponga un'attribuzione impropria. Ma, a parte il richiamo al contesto, anche prese a sé esse non comprovano l'attribuzione in parola. E' vero che avvicinano i due fenomeni, ma lo fanno con riluttanza e mantenendo una riserva che permette loro di evitare quella conclusione, ed anzi di escluderla: infatti dire che la percezione delirante coincide con l'annullamento quando si presenta «nella sua forma estrema» comporta dire che si presenta anche in altre forme nelle quali non vi coincide, e quindi escludere l'identificazione dei due fenomeni. Se quanto sopra non bastasse a dimostrare che la prova in questione è artefatta, lo dimostra in via definitiva il quadro che appare se si aprono altri scorci sullo stesso testo del 1989 e si legge senza pregiudizio quello del 1999; e ciò se non altro perché quest'ultimo, oltre a contenere passi come quello già citato, inizia proprio ponendo il problema della differenziazione della percezione delirante da altri fenomeni tra cui la pulsione di annullamento e si conclude affermando inequivocabilmente la distinzione. Una critica formulata nel 2001 che si fonda su una forzata lettura di un testo del 1989 e non considera quanto, scritto nel 1991, e poi nel 1997, e poi nel 1999, l'avrebbe resa improponibile, non è una critica, ma un'attribuzione impropria che si dà apparenza di critica costruendo la prova del proprio riferirsi a qualcosa di esistente grazie all'omissione di quanto gli impedirebbe di assumere tale apparenza e al darlo per non esistente.
Anche per sostenere che avrei riconosciuto validità scientifica al freudismo e scritto che la teoria della nascita ne deriva sono state costruite prove. Una, nel 2000, chiama in causa il titolo del «grosso volume»: avere posto il racconto della genesi e delle successive vicende della scoperta della nascita sotto quel titolo, nel quale campeggia la parola “psicoanalisi”, dimostrerebbe appunto che avrei mancato di riconoscere l'incompatibilità di quella scoperta con il freudismo; così, per anni quel titolo e il libro sarebbero stati un focolaio nascosto di infezione finalmente riconosciuto e debellato nell'anno 2001.
Non posso negare l'uso dell'esecrata parola, ma che da ciò si possa trarre l'illazione descritta, e che sia legittimo addurlo come prova di quanto attribuitomi circa il giudizio sul freudismo e sul suo rapporto con la teoria della nascita, è palesemente falso: quel titolo fu scelto per la condivisa considerazione che non fosse opportuno lasciare un termine che allora nel linguaggio comune ancora significava ricerca sull'inconscio al freudismo; e nel testo la ricerca sulla genesi della scoperta non era affatto ridotta al rapporto con quest'ultimo.
Un'altra prova della mia valutazione positiva del freudismo e della mia attribuzione a Freud di un concorso nella scoperta della nascita è stata scorta nella mancata considerazione dell'intenso rapporto avuto dall'artefice di quella scoperta con testi e figure della ricerca psichiatrica, rapporto posto invece finalmente in evidenza, a ristabilire la verità e fare giustizia di una perniciosa confusione, sul finire del 2001 ; ma, per constatare che anche questa è una prova inventata, basta consultare le pp. 39-43 del libro del 1989 ove quel rapporto è per la prima volta ampiamente considerato senza per questo ridurre ad esso tutto il discorso sulla genesi della scoperta.


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