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Fu dunque un'attribuzione impropria, ma non restò sola; dieci anni dopo ne venne un'altra, sempre a proposito del tema in esame, ancor più sorprendente. Era infatti opposta a quella appena detta: alla fine del 2000, e ancora nel 2001, si è affermato che, già nel 1989 e poi dieci anni dopo, avrei dato prova di essere un «esegeta pigro» per aver confuso percezione delirante e annullamento.
Che anche qui si tratti di un'attribuzione impropria, è indicato anzitutto dall'impossibilità di conciliare l'affermazione secondo cui avrei confuso percezione delirante e intuizione con quest'altra: almeno una deve comportare un'attribuzione impropria, e poniamo ora che lo faccia l'ultima.
Per dimostrare che è così, mi appoggerò sulla lettera di quanto avevo scritto poco prima che comparissero le parole citate nella nota 5:
In un articolo del 1962, l'autore capovolge la concezione classica della percezione delirante dello schizofrenico come “incomprensibile, mancante di ogni fondamento psicologico, di ogni nesso logico tra percezione e significato attribuito alla stessa” (…) Anziché fenomeno senza senso, la percezione delirante viene intesa come fenomeno che esprime un senso duplice: essa è “dare una fisionomia nota ad uno sconosciuto” e comporta l'annullamento della realtà dello stimolo sconosciuto-nuovo e il suo investimento con significati “secondari”, cioè non pertinenti ad esso ma comunque non “assurdi”, non sorti dal nulla, bensì da zone dell'esperienza del paziente remote rispetto all'attuale. Essa, inoltre, si fonda sul presupposto di un'acquisita incapacità del soggetto a compiere la Überstieg, e cioè a ridefinirsi nel rapporto con ciò che è sconosciuto-nuovo; il che consente di includere nel suo concetto fenomeni “normali” e di parlare di percezione delirante del normale.
Anche qui il pensiero sostenuto era semplice. Se la percezione delirante avviene a fronte del nuovo, e se perciò implica un'intuizione, va anche pensato che, affinché si dia nella sua completezza, quell'intuizione si perda; e, per pensare ciò, va concesso l'intervento di qualcosa che le sottragga l'oggetto e che in seguito sarebbe stato chiamato annullamento.
Ribadisco però che non voglio stabilire se la mia lettura del testo del 1962 era o no corretta, ma dimostrare che non era quella attribuitami. Non ho mai inteso e scritto che, secondo quel testo o secondo me, la percezione delirante è intuizione, e neppure che è annullamento, ma che è un evento composito, un processo cui partecipano sia l'intuizione che l'annullamento. Forse quanto ho sostenuto è sbagliato, ma non è quanto attribuitomi.
Per ciò che riguarda la seconda manifestazione del fenomeno in esame, si è in sintesi affermato che nel 1999 avrei sostenuto che Freud ha compiuto una ricerca sull'inconscio scientificamente valida e che la scoperta della nascita e della fantasia di sparizione deriva da essa o ha in essa qualche precedente.
Anche questa è un'attribuzione impropria. Nella suddetta presentazione non si parla di validità scientifica, ma di «realtà storica» del freudismo, e pare ovvio che sono due cose distinte: del dogma della santissima Trinità si può dire che non ha realtà scientifica, ma non certo che non ha realtà storica.
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