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La risposta alla seconda domanda sottolinea che è impossibile risolvere il problema con la logica della non contraddizione e rifiuta la visione storicistica evitando il continuismo, ma la accoglie evitando il pensiero di una creazione ex nihilo.
Il testo di Palau dunque, se nella risposta del primo passo riportato critica la visione storicistica della scoperta, nella seconda risposta di questo passo l'accoglie e, per la consequenzialità della seconda domanda con la prima, l'accoglie come svolgimento necessario dell'idea della cura.
Ciò non significa incoerenza, ma quanto sostenuto sopra: deve esserci una visione storicistica capace di presentare la scoperta in un nesso con il "da prima" che impedisca di intenderla come creazione ex nihilo senza dissiparla in "debiti" che ne farebbero il frutto di una lontana provvidenza.
Penso che tale visione sia proprio quella del libro del 1980, Bambino donna e trasformazione dell'uomo, in cui, come ho accennato, si é sviluppata l'esigenza di critica storica posta dalla stessa scoperta della psicoterapia.
Il fatto che quel libro sia stato definito come il libro del “nonostante” e che il suo autore vi ribadisca sistematicamente la propria assenza di debiti non solo verso Freud, ma verso la storia, non significa che non presenti la storia come un obstans alla scoperta. In altri termini, il fatto che presenti il nesso della scoperta con il "da prima" essenzialmente come rifiuto non vuol dire che non contenga una visione storicistica della scoperta, o che quella che contiene accentui la separatezza della scoperta fino a volerne, non già definire, ma rompere, il nesso con la storia.
Non potrebbe del resto farlo. Ho infatti detto che la teoria della nascita non é stata la prima a subordinare l'esistenza al valore, e vorrei aggiungere che non è stata neppure la prima a dichiarare l'opposizione della propria verità alla storia, essendo in ciò stata anticipata proprio da quel Cristianesimo nel cui sovvertimento sta il suo significato storico; e dunque, se la specificità della sua affermazione della subordinazione dell'esistenza al valore sta nella scoperta del momento in cui il valore si realizza, la specificità della sua dichiarazione d'opposizione alla storia deve stare nel pensare quest'opposizione appunto come un nesso.
Certo, questo nesso, il nesso della scoperta con il suo obstans, necessario a stabilire la novità stessa della scoperta, è un “nesso strano”.
Il ”da prima” con cui Bambino donna pone la scoperta in un nesso non comprende solo l'obstans. Comprende i filosofi presocratici, l'anonimo inglese, la perla delle perle del giovane Marx e la gita in carrozza di Breuer con Anna O.; comprende che la psicoterapia negativa sia una «reazione illuminista alla rivoluzione francese» e che in generale le dinamiche storiche non abbiano inizio con l'obstans; comprende che l'inizio non è l'obstans, né ciò che fa l'obstans.
Semplificando, il nesso è strano anche perché deve legare realtà tra loro opposte senza negarne l'opposizione. Ciò è possibile perché é pensato come trasformazione di un fragile inizio nell'assolutamente nuovo di una consolidata certezza dell'immagine attuatasi attraverso alterne vicende che includono anche il menzionato progetto, nell'ambito del quale il freudismo va compreso, di rendere inesistente quell'inizio e di eradicare l'immagine.



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