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4. Debiti

Le parole sopra riportate dette a Palau mostrano che il paradossale rifiuto di considerare Freud come dato storico non tende solo a presentarlo per quanto voleva essere o a una sua valutazione, ma soprattutto a dare l'esatta misura della teoria della nascita costringendo a comprenderla come in nulla anticipata da lui.
Risulta da quanto detto a Palau ed esplicitato a Napoli che quel rifiuto includeva, anche in questo suo ultimo significato, una critica alla mia introduzione; quasi che l'avervi io sostenuto, come avevo fatto nel 1994, la realtà storica di Freud, comportasse il sostenerne una validità scientifica che in qualche modo avrebbe compreso la contrazione di un debito con essa da parte della scoperta della nascita. Credo di avere sufficientemente dimostrato che riconoscere la realtà storica di Freud non implica riconoscergli validità scientifica, per poter sostenere che il pensiero di un tale debito non mi appartiene e che non l'ho mai formulato almeno a partire dal 1973.
Quella critica ha però anche un significato più ampio riconoscibile se ci si sposta su un più coinvolgente scenario di ricerca.
I problemi sollevati dall'episodio di Napoli fin qui discussi, ivi compreso questo del «debito» o meno di Fagioli verso Freud, sono irrilevanti rispetto a un altro che sottintendono: il problema di fondo, «personale che però non è personale ma universale», del rapporto tra scoperta della nascita e storia, ovvero del «debito» di tale scoperta non già verso Freud o altri, ma verso quanto esistito "da prima”. L'esistenza di questo problema di fondo é indicata dal fatto che la sopra riportata domanda sulla legittimità di «usare il termine postfreudiano [in quanto] implica una visione storicistica» é più ampia e più specifica di quanto sembri. Essa pone infatti il problema dell'uso di quella visione in rapporto alle scoperte in genere ma, come mostra la risposta di Fagioli, anche quello specifico di tale uso in rapporto alla sua scoperta della nascita.
La risposta dice che tale uso va rifiutato perchè voler comprendere la scoperta nella continuità con la storia sottende la negazione del suo contenuto di creatività umana e, quindi, un presupposto religioso. Condividere questa motivazione non toglie che abbandonare la visione storicistica e sottolineare la novità della scoperta accentuandone l'opposizione alla storia comporti l'opposto rischio di intendere la scoperta stessa come una creazione ex nihilo implicante una negazione religiosa della creatività umana identica a quella della suddetta visione.
Ne consegue che il rifiuto stesso della visione storicistica della scoperta pone l'esigenza di tale visione, ovvero il difficile problema di formulare una visione storicistica che non dissipi, ma confermi, la novità della scoperta mostrandone non la continuità, ma il nesso con la storia.
Questo problema è stato posto in un altro momento del dibattito di Palau.
A chi gli chiedeva se nell'analisi collettiva, accanto alla negazione nei suoi confronti, vi fosse «anche da subito (…) un rifiuto nei confronti di qualcos'altro, che poi spingeva verso di te? O il rifiuto ce l'hai regalato tu?» veniva risposto:

Voi venivate per distruggere me (…) però (…) dobbiamo pensare, anche se non è evidente, che (…) anche voi avevate questa dimensione di rifiuto nei confronti di qualche cosa che alla luce di quanto detto ora sappiamo che cos'è. Perché abbiamo ormai parlato di tutta una letteratura abbastanza ricca sulla morte della ragione, sulla morte del pensiero razionale, sulla morte delle scienze, perché ormai ha raggiunto il massimo delle sue possibilità e quindi voi avete fatto questo rifiuto anche se la cosa più manifesta è che voi eravate killer cristiano borghesi per distruggere me. Ora se questa dimensione di rifiuto (…) c'era veramente o qualcuno ve l'ha regalata non si può mai dire.

A chi poi, subito di seguito, chiedeva se, per quanto appena detto, nel Sessantotto non ci fosse «alcun discorso di rifiuto» veniva risposto:

Nessuno, credo, lo potrà mai dire ed io per primo (…) nel rifiuto del Sessantotto siamo noi che dobbiamo fare un rifiuto e non una negazione , riuscire a cogliere, anche, il coraggio di firmare qualche assegno a vuoto per una bella signora, cioè il coraggio di rischiare di regalare qualche cosa al Sessantotto (…).

Dato per acquisito che il rifiuto presuppone la realizzazione del valore dell'immagine della nascita, la prima domanda chiede se esso é introdotto nel rapporto di cura dallo psichiatra o se questo stesso rapporto ha come condizione il «da subito» di una sua presenza nel paziente; e la seconda chiede se la scoperta abbia introdotto quel valore nella storia o se esso stesse già in un "da prima".



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