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Ciò ripropone però il paradosso. Fin qui abbiamo compreso l'affermazione che Freud non è esistito neppure come dato storico alla luce della reciproca subordinazione, implicita nella risposta di Palau, tra verità, esistenza storica e valore; ma essa, una volta colta l'assoluta novità storica di questa reciproca subordinazione, assume altrimenti l'aspetto di paradosso: il freudismo, posto che la sua esistenza non possa essere specificata per quella di un dato storico, e poiché sarebbe altresì ben arduo sostenere sia quella di un dato di natura, diventa un ibrido "strano". Esso sembra riproporre quel “senza nesso” e “totalmente altro” che é la formulazione ultima dell'irrisolto della tradizione mitico-religioso-filosofica, consumando così la propria vendetta sulla teoria che non lo riconosce come dato storico. Per sciogliere questo paradosso mi servirò ancora del lavoro del 1994 chiamato in causa a Napoli.
Esso mostrava come Fagioli, postosi il problema del "totalmente altro" della creatività dello schizofrenico, avesse risposto con la scoperta della pulsione e con l'altra scoperta, che riconosce nella pulsione «il primo atto di una dinamica psichica che (…) pone in essere alla nascita la fantasia umana come primo nucleo di un Io inconscio (…) che potrà realizzarsi nel tempo» in quel «saper fare (…) dello psicoterapeuta», che permette di risolvere il totalmente altro in un processo di cura.
Ne traevo la conseguenza che la psicoterapia era nata quando, tra il 1962 e il 1971, erano maturate quelle scoperte, e che prima non esisteva; ma aggiungevo che essa, «pur nata, doveva (…) svilupparsi» unendo alla scoperta della pulsione e della nascita una «critica storica».
Dopo avere accennato a come tale critica si svolgesse nel concetto di "schizoide" e nel libro di Fagioli del 1980 Bambino donna e trasformazione dell'uomo, sostenevo che essa perseguiva la separazione da un «ideale razionalistico di libertà dalle immagini» che si era espresso in una «psicoterapia negativa» il cui momento nodale era costituito dalla versione kantiana del razionalismo in quanto formulazione di una cura fondata sul dire inesistenti come dati storici i dati estranei al valore dell'intelletto e sul legare la “guarigione” a un progetto di eradicazione della fonte di quei dati, ovvero di «disfacimento della nascita», che si affidava per realizzarsi alla formazione e alla ricerca.
Accennavo infine allo sviluppo di questa psicoterapia nei circa cento anni che separano I sogni di un visionario da L'interpretazione dei sogni, ed a come il freudismo fosse il momento in cui il suo fondamento nella premessa religiosa dell'ideale razionalista di eradicazione dell'immagine veniva allo scoperto, in qualche modo “imponendo” la scoperta della nascita come opposizione alla minacciata catastrofe dell'umano.
Si comprende così la paradossale affermazione della non esistenza di Freud come dato storico. Essa non comporta la non distinzione di giudizio scientifico e storico, né un'incoerenza rispetto all'essere la novità storica della teoria della nascita costituita dall'avere realizzato l'unità di verità, esistenza storica e valore e quindi escluso il pensiero di dati storici che non partecipino almeno negativamente al valore. Piuttosto rappresenta non ciò che il freudismo è, ma ciò che ha voluto essere, non il suo non essere un dato storico, ma il dato storico che è; ovvero il dato dell'intenzione, che gli deriva dall'«ideale razionalistico della libertà dalle immagini», di realizzare l'assoluto chimerico di una storia senza valore attraverso una «psicoterapia negativa» e il suo prolungamento nella formazione e nella ricerca.
Mi sembra che le argomentazioni fin qui svolte dimostrino che l'affermazione che io abbia smentito, attribuendo al freudismo realtà storica di momento conclusivo di un ideale razionalista, lo scritto del 1994, non ha il minimo riscontro in questo; e che perciò non può essere usata per dimostrare che nell'introduzione avrei rivalutato il freudismo sconfessando tutto il percorso seguito fin dal 1976.



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