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Questa conclusione non è però scontata.
La subordinazione dell'esistenza storica al valore, cui consegue il considerare come dato storico solo quanto ha valore storico, non s'incontra per la prima volta a Palau.
Possiamo convenire che si affacci alla storia con la subordinazione, nell'aristocrazia omerica e nel mondo classico, dell'esistenza storica alla nobiltà di una nascita resa certa dal riconoscimento paterno che trova la propria verità in un mito di fondazione.
Il Cristianesimo realizzò un progresso rispetto al modo antico di pensare il rapporto tra esistenza storica e valore perché subordinò l'esistenza storica al valore di una nascita significata non più da quel riconoscimento, ma da quello comunitario del battesimo e resa certa da una verità rivelata; e perché, così facendo, ridusse enormemente l'estensione di ciò che, non avendo valore, non poteva essere riconosciuto come dato storico: lo schiavo poté divenire, grazie al battesimo, fratello.
Le filosofie occidentali, essendo sostanzialmente interpretazioni del Cristianesimo, hanno operato per far «uscire l'uomo dal suo stato di minorità» cercando di liberare la sua nascita dalla schiavitù del battesimo e di riportarla a una dotazione interna a lui, identificata nella ragione, onde ridurre ancor più l'estensione di quanto, non avendo valore, non poteva essere riconosciuto come dato storico.
Nel fare questo, esse hanno però tutte incontrato la contraddizione del valore non solo con la fonte trascendente della verità alla quale lo subordinavano, ma anche con quanto, restando fuori da ciò con cui lo identificavano, non poteva vedersi attribuita esistenza storica e cui bisognava forzatamente attribuire un'altra esistenza: tutto ciò che non è razionale non essendo reale, bisognava attribuirgli l'esistenza della follia come fatto divino o di natura.
Mito, religione, filosofie si sono confrontate così con due incomprensibili che spezzano l'unità dell'esperienza: quello della fonte trascendente della verità, e quello dell'esistenza senza valore designata via via con termini che riflettono ciascuno un momento della storia del pensiero mitico-religioso-filosofico e che, dopo essere stati denominati "male", "peccato", "inconscio" ecc., diventano, nelle fasi più recenti del pensiero filosofico, "incomprensibile", "totalmente altro", "nulla".
Si potrebbe sostenere che la teoria della nascita non incontra questa duplice contraddizione e sfugge alla frattura dell'unità dell'esperienza perché affida a una verità non mitico-religioso-filosofica, ma scientifica, la distinzione tra ciò che ha valore storico ed esiste e ciò che, stando fuori dal valore, non esiste neppure come dato, ma solo come incomprensibile, totalmente altro, nulla.
Va tuttavia considerato che essa non è la prima neppure ad affidare quella distinzione a una verità scientifica, essendo ciò stato fatto, con esito fallimentare, già dal positivismo. Se essa si diversifica anche da quest'ultimo è perché la verità scientifica cui affida la distinzione tra ciò che ha e ciò che non ha valore storico non è un'altra interpretazione del Cristianesimo, ma ne é un radicale sovvertimento che ne rompe il paradigma, stabilendo una separazione tanto da esso, quanto dal mondo classico che esso interpreta e dalle filosofie che lo interpretano.
Questo sovvertimento sta nell'aver tale teoria, per la prima volta dopo 2000 anni, nuovamente posto al centro la parola "nascita", e nell'averlo fatto spostando la collocazione del valore della nascita dall'atto istituzionale del battesimo e dai vari tentativi di internalizzarlo al libero universale momento della fisiologia della nascita: il valore è l'immagine che si realizza nella fisiologia di questo momento e, con l'immagine, il presupposto esistenziale di sanità psichica.
Questo sovvertimento muta il tradizionale modo di porre i rapporti tra esistenza storica e valore: infatti in seguito ad esso non solo la verità non è più trascendente rispetto al valore della nascita, non incorre più nell'obbligo di essere rivelata, ma é creata nella stessa fisiologia della nascita ed è subordinata al valore.
Inoltre, sempre in seguito a quel sovvertimento, l'esistenza di realtà umane dette non esistenti come dati storici perché estranee al valore, "totalmente altre", viene non ulteriormente ridotta, ma abolita, resa inasseribile dal nuovo modo di pensare dovuto all'unità che si attua nella fisiologia della nascita tra verità esistenza e valore: quanto non rientra nell'unità delle tre specificazioni del giudizio di esistenza (ovvero dei giudizi di validità scientifica, esistenza storica e valore storico) sta in un'altra specificazione di quel giudizio e va pensato come dato di natura.
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