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Qui tocchi un problema per un verso, direi, molto personale, che non è personale ma è universale (…). Credo che possiamo confessare che questo stesso problema ce lo avremo di fronte ad ottobre, perché il titolo del Convegno è "la crisi del freudismo". In base a quello che tu hai detto, quello che in fondo si può penare è che non c'è nessuna crisi del freudismo, perché il freudismo non è mai esistito. Però questa cosa che adesso qui ho sparato non si può dire (…) perché (…) il freudismo è un dato storico, quindi la cosa più generosa che ha potuto fare è concederci il superamento. Proporgli la storia per cui il freudismo questo è, il freudismo è il discorso della serva, il freudismo è la predica del parroco di campagna, non ha valore storico, non è recepito (…).

V'é qui quel riferimento al titolo del Convegno di Napoli che, come ho detto, mi spinse a terminare l'Introduzione e che, attestando il nesso del testo di Palau con il Convegno, autorizza a utilizzare le parole riportate per stabilire se Fagioli abbia o no distinti i giudizi scientifico e storico.
Restando all'essenziale, notiamo che tali parole distinguono il giudizio di esistenza nei tre giudizi di validità scientifica ("il freudismo non è esistito come visione scientifica"), di dato storico ("il freudismo non è esistito come dato storico") e di valore storico ("il freudismo non è esistito come valore storico").
Esse dicono dunque che Fagioli non solo tiene distinti i giudizi scientifico e storico sul freudismo, ma altresì consapevolmente afferma la non esistenza, oltre che scientifica, storica del freudismo stesso; e non solo nel senso che questo non esisterebbe come valore storico, ma addirittura che non esisterebbe come dato storico.
Siamo di fronte a un paradosso e per comprenderlo torniamo ad interrogare la risposta sopra riportata.
Credo che, dicendo che l'affermazione secondo cui il freudismo non sarebbe mai esistito neppure come dato storico è «sparata», Fagioli intenda dire che essa è la conclusione di un percorso non esplicitato; e mi sembra di riconoscere quel percorso osservando che i tre giudizi in cui si articola quello di esistenza stanno, nella risposta, in un rapporto d'implicazione reciproca o reciproca transitività formulabile così: ciò che (non) ha validità scientifica (non) ha valore storico e ciò che (non) ha valore storico (non) è un dato storico.
Ciò che sorregge l'affermazione che il freudismo non sarebbe mai esistito neppure come dato storico, é dunque questo rapporto di reciproca transitività tra quei tre giudizi.
Mi chiedo però anche cosa renda possibile quel rapporto di reciproca transitività e mi rispondo che ciò che lo sostiene è il fatto che verità, esistenza storica e valore sono a loro volta posti in un rapporto che, oltre che di reciproca transitività, è di reciproca subordinazione: l'esistenza storica è subordinata al valore (solo ciò che ha valore storico è un dato storico), il valore è subordinato alla verità (solo ciò che ha verità scientifica ha valore storico) e la verità è subordinata al valore (solo ciò che ha valore storico ha verità scientifica).
Comprendiamo così il paradosso: se quanto non partecipa della verità della nascita non partecipa neanche del suo valore e non esiste perciò neppure come dato storico, allora il freudismo, non partecipando di quella verità, ed anzi opponendovisi, non partecipa neanche del valore e non esiste perciò neppure come dato storico.
Davvero dunque attribuendo, a Napoli, al freudismo realtà storica sarei stato incoerente con l'averne nel 1994 affermato la non validità scientifica; inoltre se, come il testo del 1994 dimostra, lo avevo considerato un dato storico già allora, già allora sarei stato incoerente con tale affermazione.



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