Storia, religione, scoperta. Teoria della nascita e cristianesimo.
1. Un rischio da correre
Nell'ottobre 1999 M. Fagioli ha rivolto alcune critiche a quanto, introducendo un Convegno a Napoli, avevo detto sul freudismo, sul razionalismo, sul loro rapporto e, implicitamente, su quello tra la scoperta della nascita e la storia; critiche che ha in seguito ribadite ed articolate rendendomi quasi doveroso esporre qualche riflessione su di esse.
Ho esitato a farlo sapendo che in essa concorrevano, per la complessa situazione di rapporto dell'analisi collettiva, aspetti, oltre che culturali, di cura e formazione; e che, nel rispondere attenendomi ai primi. rischio, come nel gioco delle tre carte, di dire cose per nasconderne altre.
Proprio Fagioli però nel 1985 ha presentato l'analisi collettiva come costituita dai tre piani della cura della formazione e della ricerca affermando, insieme all'impossibilità di tenerli distinti, la necessità, a costo di un «procedere zoppo», di farlo. E infatti, se commentare quanto manifestamente in gioco a Napoli comporta da parte mia il suddetto rischio, tacere in ragione di ciò comporta quello non minore di perdere, in nome della cura e della formazione, occasioni di approfondimenti sul piano cosciente della ricerca che possono risultare utili anche agli altri due piani, rievocando così il fantasma di una situazione pregressa.
Se trovo sostanzialmente in quanto detto nel 1985 il coraggio di correre il primo rischio, altre motivazioni mi aiutano.
Essere stato criticato non ha costituito per me un problema. Lo ha costituito invece la convinzione che mi fossero attribuite proposizioni non mie. Vorrei mostrare che in effetti non lo sono, sia pur per scoprire che non é cosi, ritenendo anche che un contributo, pur tanto personalmente motivato, sui temi menzionati e su altri ad essi legati possa essere di generale interesse.
2. Freudismo, razionalismo, religione
La proposta fattami nel settembre 1998 di organizzare un Convegno su “crisi del freudismo e futuro della scienza dell'uomo” invitandovi Fagioli comprendeva l'immediato presupposto di una conflittualità tra noi che si manifestò poi in rapporto alla forma da dare al Convegno ed all'accettabilità del titolo.
Egli non era interessato più di tanto al confronto con voci esterne alla teoria, laddove io mi ritenevo obbligato verso le situazioni di rapporto in cui la proposta mi era stata fatta a mantenere un equilibrio d'interventi; inoltre, prendendo egli a criticare indirettamente e direttamente il titolo come se desse al freudismo un valore che non aveva, volli difendermi dal sospetto di aver favorito un'iniziativa che ne sarebbe stata il panegirico.
La decisione di leggere un'introduzione al Convegno ebbe come motivazione immediata il voler giustificare l'organizzazione che gli avevo dato e di respingere quel sospetto. Cominciai a scrivere il 16 agosto. Il 20 ci fu un'incontro a Palau cui non fui presente. Il 22 o il 23 seppi che, in esplicito riferimento all'imminente Convegno, era stato ivi sostenuto che «non c'è nessuna crisi del freudismo perché il freudismo non è mai esistito».
Avevo cominciato a scrivere in modo pigro ed incerto e forse mi sarei fermato, ma a quel punto mantenni la decisione presa. La conflittualità venne così allo scoperto provocando la citata critica di Fagioli.
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