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6. La democrazia secondo Dewey e l' annullamento dell'altro
Non solo però la paventata mancanza del consenso dell'altro può sottrarre all'idea la sua verifica e restituirla alla sua nuda natura di idea. Anche la storia può far questo.
In altri termini, le stimmate persistono come storia. L'altro, il mondo adolescente dell'esposizione all'ignoto, anche se soppresso attraverso l'incarnazione dell'universale in tutti gli altri, persiste in Dewey come momento della propria storia e come ricordo di essa.
Una novella di Kafka, intitolata Una relazione accademica esprime questa situazione meglio di ogni discorso: lo scrittore praghese vi immagina una scimmia educata al mondo degli uomini che conserva il ricordo della propria libera natura come una brezza di vento che le sfiora i talloni.
È questa brezza di vento che va eliminata ora a livello, oltre che di coscienza propria, di oggettiva riconoscibilità, e quest'eliminazione segna il passaggio dal Dewey giovane a quello maturo, dal Dewey più o meno ignoto delle opere giovanili a quello ben noto delle opere successive al 1897.
È un'operazione che Dewey compie ed è poi é avallata da altri sapienti. È l'operazione riconoscibile sotto la dizione della "conversione" dall'idealismo allo sperimentalismo, un passaggio che relega nell'irrilevante tutto il processo di genesi della filosofia deweiana qui descritto e la fa iniziare da quando essa può cominciare ad apparire diversa da ciò che è: come fatto affermato da un uomo di scienza, anziché come idea di un adolescente che ha perso le proprie domande.
Ciò che interessa qui è che questo passaggio determina un'altra accezione dell'alterità in rapporto al giovane Dewey, quell'accezione per la quale il suo sviluppo si costituisce come altro nel senso dell'inaccessibilità e dell'estraneità, dell'ignoto che non è sondabile perché è scomparso.
Scomparso, ma non reso inesistente e di fatto revocato nel momento in cui squarciamo la barriera della "conversione" deweiana, del passaggio di Dewey dall'idealismo al pragmatismo, e guardiamo a prima di essa.
Allora l'altro assume l'ulteriore forma del giovane Dewey, del Dewey ignoto rispetto a quello noto e, nella misura in cui quest'ultimo va interpretato in rapporto al primo, di tutto l'itinerario deweiano che ho sommariamente descritto.
L'importanza del confronto che così si può aprire con il Dewey altro rispetto a quello noto dipende dall'importanza data al ruolo del concetto deweiano di democrazia nella nostra cultura.
Non sembra un ruolo di poco conto.
Come ho accennato all'inizio di questo scritto, la formulazione deweiana dell'ideale democratico non è stata solo un potente cemento della società statunitense che, dopo essersene servita come strumento ideologico del proprio antisovietismo, vi ha fatto di nuovo ricorso in reazione al movimento del Sessantotto; essa, per via della supremazia economica e militare di tale società, ha esercitato anche un'enorme influenza in tutto il mondo, Italia compresa, ove è stata accolta negli anni sessanta in paradossale connubio dalla sinistra cosiddetta “laica”.
Tutto ciò permette di sostenere che tale formulazione, insieme all'esistenzialismo, al marxismo e alla psicoanalisi, è stata una delle quattro teorie che più di altre hanno in questo secolo orientato i rapporti interumani.
Mentre però le altre tre sono state e sono variamente discusse in modo da mettere in luce il lato oscuro della loro idealità e il freno che, nell'apparenza dell'opposto, pongono alla realizzazione umana, l'attenzione critica su di essa non si è neppure accesa.
Forse è perché è diventata un fatto, e cioè, secondo la definizione dello stesso Dewey, un dato inconsciamente condiviso.
Tutto suggerisce l'opportunità di sottrarla a questa condizione e di sostenere un processo di separazione da essa analogo a quello in atto rispetto alle altre tre ideologie.
In questo senso, la ricostruzione dell'itinerario giovanile deweiano e la conoscenza dell'occulta motivazione religiosa e della pervicacia dell'annullamento dell'altro con cui, in esso ed oltre esso, l'ideale democratico è stato affermato sembrano importanti anche per comprendere la radice e la non casualità della prepotente presenza dell'integralismo religioso nella politica dell'attuale (2003) amministrazione americana e per riconoscere tra le componenti del suo ricorso alla guerra un'estensione del metodo sostenuto da Dewey come necessario alla “verifica dell'idea”.
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